Racconto di: Melka
Tipo racconto: Fantasia
Durante la mia carriera di professore ho avuto diversi allievi, ma nessuno come Veronica. Una ragazza più grande di vent’anni che mi ha fatto impazzire. La sua mancanza di interesse per lo studio e la sua capricciosità erano compensate dalla sua malizia e provocazione, che mi facevano perdere la testa, letteralmente.
Era un’estate calda e stavo facendo ripetizioni a vari studenti universitari quando Veronica è entrata nella mia vita. Era una ragazza dal bell’aspetto, di statura minuta e snella, priva di forme molto pronunciate. Tuttavia, il suo volto era incantevole, adornato da occhi verdi e capelli neri. Apparentemente una ragazza tranquilla e per bene, ma in realtà celava una natura dispettosa e capricciosa sotto quella facciata angelica, ma soprattutto sapeva come stuzzicare. Ricordo un giorno in particolare: eravamo soli a casa per studiare e lei si presentò con dei pantaloncini di jeans stretti e corti, a piedi nudi e una maglietta a toppino che lasciava scoperto l’addome, ovviamente senza reggiseno, lasciando intravedere i suoi bellissimi e piccoli seni.”
Mi sentii subito destabilizzato dalla sua presenza così seducente e provocante. Era evidente che Veronica non era interessata solo allo studio, ma stava giocando con il fuoco della mia desiderabilità. Il modo in cui si muoveva, il suo sguardo birichino e le sue parole maliziose facevano ribollire il mio sangue e accendevano una fiamma di desiderio dentro di me.
Mentre cercavo di concentrarmi sulle lezioni, lei continuava a provocarmi con gesti e movenze studiati per farmi perdere la testa. Sentivo il desiderio di afferrarla e baciare ogni centimetro del suo corpo, ma sapevo di dover resistere alla tentazione.
Eppure, quel giorno, la sua audacia raggiunse nuovi livelli quando si avvicinò a me, sfiorando il mio braccio con le sue dita delicate e lasciando un solco di fuoco sulla mia pelle. La sua voce era un sussurro seducente mentre mi chiedeva aiuto con un’espressione innocente, ma i suoi occhi brillavano di malizia.
Ero consapevole del pericolo di cedere al suo fascino proibito, ma la mia resistenza stava vacillando di fronte alla sua seduzione irresistibile. In quel momento, capii che Veronica non sarebbe stata solo un’altra studentessa, ma qualcosa di molto più pericoloso e coinvolgente.
In quella giornata, Lei prese i miei attrezzi per il suo studio di architettura, tra cui un lungo righello. Cominciò a muoverlo in modo sensuale mentre mi guardava.
“Veronica…” Il mio tono tremava mentre cercavo di concentrarmi sui libri. “Dovresti smetterla e cominciare a ripetere quello che hai studiato. Hai ripassato quello che ti ho detto?”
Lei sorrise come una bambina dispettosa. “No, che vuole fare? Mi vuole punire magari?”
La guardai lentamente. “Potrei…” Il mio sguardo era serio e giudizioso. Tornai il mio sguardo ai libri per un attimo, e lei in un movimento posò il righello e si mise in ginocchio, poi a novanta gradi, dandomi le spalle, trovandosi per terra. “Va bene, professore,” disse con una voce fastidiosamente sensuale, mostrando il suo sedere e le gambe che davano poco spazio all’immaginazione, essendo che indossava jeans corti. Il mio impulso irrefrenabile in quella posizione tentennò, e rimasi a guardare quel bel culo.
“Avanti professore, magari se mi punisce, potrei cominciare a studiare,” disse la ragazza sempre dispettosa, muovendo il culetto come ad indicare dove colpire, facendo saltare quei bei glutei. Il mio sguardo fu preso dall’impulso e senza rendermene conto, presi quel lungo righello e feci un timido tentativo. Lei scoppiò a ridere fragorosamente. “Avanti professore… può fare di meglio… forse vuole qualche incentivo?” Sempre nella stessa posizione, si sfilò i pantaloni e li fece scendere fino alle gambe. Era senza mutande e si vedeva il suo piccolo e sodo culetto, pronto a ricevere la “punizione”.
Quasi tremai dall’eccitazione mentre il righello e la mia mano cominciarono a tremare, ma a quella vista, il mio impulso cedette e cominciai a dare una prima sculacciata con il righello, sentendo scoccare la plastica sulle sue natiche che diventavano rosse.
“Ah! Professore,” gemette con tono sorpreso e birichino, facendo muovere le Chiappette come a chiedere ancora. Io non esitai, colpii più volte e lei gemette sempre più forte. Cominciai a muovere il righello delicatamente su quelle zone sensibili, avvertendo i sussulti della ragazza mentre lo facevo passare su di lei. Il righello rappresentava il mio controllo su di lei e, preso dall’ebbrezza del momento, iniziai a spostarlo più in basso, poi a colpire più energicamente per soddisfare la mia brama e desiderio nei suoi confronti. Non emise alcun grido di dolore, ma continuò a godere con malizia e capriccio, mentre io proseguivo fino a quando quel bel sederino non si tinse di un color pesca. Lei mi guardò soddisfatta, passandosi la lingua tra le labbra. L’ultima sculacciata la feci posando il righello sul tavolo e con la destra le diedi un bello schiaffo, fermandolo poi sulla chiappa e stringendolo con intensità, assaporando quel bel sedere sodo e giovane. “Ora tornerai a studiare? Se comincerai a studiare, io ti darò questo e altro,” dissi con tono sicuro e ammiccante mentre la mia mano delicatamente lasciava il suo bel sodo sedere ormai color pesca. Lei mi guardò. “Sì, sì… farò tutto ciò che vorrai..professore” disse come un cagnolino che scodinzola, con un tono quasi supplichevole, si rivestì e si mise a studiare.
Da quel giorno, diventò una brava studentessa, sia nello studio che nelle punizioni.
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